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Cavezzo: cenni storici
Autore:Ufficio Relazioni con il Pubblico - Ultimo Aggiornamento:14/11/2013 11.43.38 Stampa Documento


Il toponimo di Cavezzo resta ancora oggi un mistero irrisolto. Le ipotesi che vanno per la maggiore tra gli studiosi sono sostanzialmente due: una suggerita dalla radice cave (cavitÓ), che ben si sposa con la tipologia del territorio nel quale il paese Ŕ sorto e si Ŕ sviluppato ( un territorio disseminato di dossi, motte e avallamenti acquitrinosi, frutto delle frequenti inondazioni del fiume Secchia); l'altra suggerita dal termine latino cavedium, uno spazio racchiuso cintato da muri.
Gli archivi nonantolani, tuttavia riportano diversi nomi che identificano il territorio cavezzese: Cavezali, Cavezzali, Cavezoli, Caviali, Caviali de' Capitaneis, Cavedizio, Cavedicium.

Nell'interesse pianta di Gian Battista Boccabadati (1634- 1696), bibliotecario di Francesco II d'Este,la Villa di Capezzolo fa parte, unitamente a Disvetro e alla Villa di Motta, del Comune delle Casare. Anche quello delle Casare (o Caxare) resta un nodo da sciogliere della storia e della topografia locale. Pare certo che si tratti dell'insediamento pi¨ antico e importante della zona (le prime notizie sono del 1183), ma non si Ŕ ancora in grado di collocarlo esattamente (grosso modo si trovava dalle parti dell'argine del Secchia, nel territorio dell'attuale frazione di Motta).

Per lungo tempo la Villa di Motta godette di una rilevanza particolare. Lo dimostrano le testimonianze storiche sugli Azzolini, i Molza e i Federici Zuccolini, e quelle architettoniche (la corte Molza, il castello all'epoca degli Azzolini divenuto poi il palazzo Federici Zuccolini; la chiesa parrocchiale di Santa Maria ad Nives). In questo quadro l'abitato di Cavezzo appare come marginale, anche perchÚ probabilmente svantaggiato dalla natura paludosa del terreno su cui sorgeva (un documento del 1203) informa che la Parrocchia di Sant'Egidio di Cavezzo, nella corte di Roncaglio, sorgeva su un'isola). Per dare un'idea delle proporzioni tra i due abitati basti sapere che nel 1510 a Cavezzo e dintorni abitavano 53 famiglie per un totale di 371 persone, mentre a Casare 52 famiglie e 492 persone. Anche i dati sugli animali, i carriaggi e la produzione confermano la maggiore estensione di Casare. La decadenza di Casare potrebbe essere legata ad un'alluvione distruttiva del Secchia (documentata Ŕ quella gravissima del 1542); situazione che avrebbe determinato la progressiva affermazione della Villa di Cavezzo, fino a divenire il centro principale.

Il territorio di Cavezzo ha subito nel corso dei secoli l'influenza pi¨ o meno diretta dei potentati limitrofi:quella longobarda anteriormente all'VIII secolo; quella dell'Abbazia di Nonantola  (nel cosidetto "falso di Astolfo"- documento del XII secolo che elenca i beni e i possedimenti di proprietÓ dell'Abbazia di Nonantola - compare il luogo chiamato Cavezali come limite confinario del bosco della Saliceta, allora detto Lovoleto); quella del Comune di Modena (1222); quella della Casata Estense (fino al periodo napoleonico); quella del Comune di Mirandola (dopo una parentesi autonoma tra il 1805 ed il 1815, in cui Cavezzo comprendeva Medolla, e Motta comprendeva Disvetro).

Al termine di questo complesso percorso Cavezzo Ŕ giunto alla definitiva autonomia con le frazioni di Motta e Disvetro (1859). Al di lÓ delle notizie toponomastiche e di quelle che dall'VIII secolo in poi emergono qua e lÓ su Cavezzo, restano comunque minimi i residui archeologici e architettonici collocabili a un'etÓ remota (per esempio, le tracce frammentarie della centuriazione romana che parrebbero riconoscersi nel lungo rettifilo della Via di Sotto, in localitÓ Motta), al punto che gli edifici pi¨ antichi risalgono a un'epoca non anteriore al XVII secolo.

 

 


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