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L’archivio del Circolo Fotografico Cavezzo

Cultura    30/12/2020
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Un paese e i suoi abitanti, di vecchia o nuova generazione essi siano, devono poter sapere da dove vengono, com’era la realtà che li ha preceduti, perché sopravvive un’abitudine piuttosto che il suo contrario. Poco importa se per curiosità spicciola, per sete di conoscenza, per senso di appartenenza, o per comprensione della diversità. [*]

667 Riviste, la più lontana negli anni è del 1968;
70 libri, in gran parte collegati al mondo della fotografia;
102 raccoglitori che contengono più di 2.000 diapositive;
182 riproduzioni di vecchie foto e cartoline di Cavezzo;
1.445 fotografie di avvenimenti pubblici;
e migliaia di negativi.

Questo in numeri è il materiale che nel 2013, quasi un anno dopo il disastroso sisma Emilia 2012, fu trasferito dal seminterrato del municipio di via Cavour, inagibile, agli uffici comunali di via Dante, poi nel 2019 da via Dante al nuovo municipio di piazza Martiri. Nell’autunno del 2020 è stato completamente riordinato secondo criteri tipologici e cronologici, inventariato e consegnato a una conservazione unitaria e ufficiale, con l’auspicio di una sua definitiva e sicura collocazione, che ne consenta la valorizzazione e che favorisca una rinnovata presa di coscienza di quella preziosa realtà culturale, che è stato dai primi anni Settanta il rapporto tra il Circolo Fotografico Cavezzo e la Pubblica Amministrazione locale.

Sulla storia dell’associazione culturale, la cui tenacia le ha permesso di superare le sfide che il tempo presenta soprattutto nelle piccole realtà, c’è un libro pubblicato dal Comune di Cavezzo nel 2004. Foto di gruppo -questo il suo titolo- racconta con fotografie e parole i momenti fondamentali di una vita che nasce nel 1974, quando nel seminterrato del municipio, in via Cavour 36, viene inaugurato il laboratorio fotografico comunale insieme con l’adiacente stanzetta delle riunioni. È un piccolo spazio in cui si progettano iniziative culturali e si fanno sviluppo e stampa fotografica in bianco e nero; è fortemente voluto dagli amministratori comunali dell’epoca, che così accolgono la richiesta di quel gruppo locale di fotoamatori la cui attività pubblica è documentata dal 1971 almeno.

Tra l’altro la pubblicazione dà conto di due percorsi progettuali di straordinaria importanza: Luci e tracce, con la direzione artistica di Nino Migliori, cominciato nel 1996, terminato nel 2003; al loro esordio, invece, i laboratori territoriali e le mostre sulla sopravvivenza e la trasformazione della civiltà contadina in area padana, diretti dal fotografo e cineasta Giuseppe Morandi di Piadena, cominciati nel 2004 e proseguiti fino al 2009. Vi ritroviamo poi il primo incontro, nel 1991, con Paolo Barbaro. Storico della fotografia dell’Università di Parma, Responsabile degli Archivi fotografici contemporanei del Centro studi e archivio della comunicazione (CSAC), con straordinaria generosità Paolo Barbaro ha guidato il Comune di Cavezzo e il Circolo Fotografico verso scommesse culturali di grande rilievo ed emozione. A sua volta, dal 1996 Claudia Cavatorta, Responsabile degli Archivi fotografici storici del CSAC, ha affiancato e aiutato l’Assessorato Cultura nelle avventure più belle, quale è stato il progetto europeo People: traces and lights.

Le raccolte del Circolo Fotografico si sono formate e conservate nel tempo innanzitutto grazie all’entusiasmo e insieme alla continuità, che in particolare alcune persone del gruppo hanno saputo garantire nel corso dei decenni: ogni mercoledì sera la piccola sede comunale è stata aperta a chiunque volesse avvicinarsi alla fotografia amatoriale, gratuitamente e senza l’obbligo di tesseramenti associativi.

Ogni anno a partire dal 1988 nella piazzetta del municipio di via Cavour il Circolo ha organizzato un ciclo estivo di proiezioni di immagini, non interrotto neppure dal terremoto del 2012, poiché a luglio di quell’anno, dopo aver accuratamente misurato le distanze di sicurezza dagli edifici che si affacciano su piazza Martiri, si è potuto offrire ai Cavezzesi qualche serata di svago proiettando immagini di luoghi mai così lontani come in quei giorni, sullo sfondo le macerie di uno dei tanti edifici crollati. Le edizioni successive sono poi state realizzate presso l’area spettacoli di Villa Giardino, fino anche all’estate 2020 con l’attenta osservanza di tutte le misure di contrasto alla pandemia.

Le fotografie, più di 1.500 (a cui pero è doveroso aggiungere le 3 / 4 mila foto di documentazione conservate a Villa Giardino e bisognose perlomeno di un’inventariazione completa) sono il racconto di feste, tornei, celebrazioni, appuntamenti sportivi, che il Circolo Fotografico Cavezzo ha sempre fissato in immagini, accogliendo così la richiesta degli Uffici e degli Assessorati comunali. E le riviste, alcune annualità più e meno complete di sette / otto testate, dalle cui pagine irrompono vita e costumi di un passato che è nello stesso tempo recente e lontanissimo. Di tutto questo materiale si auspica la cura e la conservazione, pensandolo come punto di partenza per una nuova valorizzazione e una nuova creatività, insieme con l’augurio che il Circolo Fotografico Cavezzo continui ad essere “un gruppo fotografico nel cuore del paese”.

[…] Le fotografie sono un patrimonio di storie e di emozioni, un suggestivo strumento evocativo e di condivisione collettiva. Sono una ricchezza che, grazie all’impegno di tanti fotografi e appassionati, non si disperde, consentendo a una parte di noi e del nostro mondo di sopravvivere nel tempo. [*]

[*] Da “Di facce, di pietre: forza e memoria delle immagini”, autore Cristiano Panzetti, in Foto di gruppo, Comune di Cavezzo 2004.

[CF, 30 dicembre 2020]

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